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L’alchimista – Lo scippo dell’aborto. Un confronto tra Spagna e Italia.

Written by on 11 Marzo 2014

La legislazione spagnola in materia d’aborto rischia di retrocedere di decenni a seguito della proposta di legge avanzata dal Ministro di Giustizia Alberto Ruiz Gallardon. Se passasse la proposta del Governo l’interruzione di gravidanza sarebbe in sostanza vietata in territorio spagnolo eccetto in caso di violenza sessuale e di rischio per la salute fisica e psichica della donna.

 

La proposta del Governo è stata colta come una provocazione e ha suscitato vibranti proteste, con una mobilitazione continua che a partire dal 28 settembre 2013 non ha mai cessato di agitare il tema per le strade di Spagna. Mobilitazione al momento culminata nelle manifestazioni massive dell’8 marzo. “Dal 1977 non ho mai visto un corteo per l’8 marzo tanto partecipato – conclude Justa Montero – un corteo che grida la nostra rabbia e indignazione, la nostra volontà di affrontare il Governo e respingere questa legge”.L’attacco all’autodeterminazione femminile è oggi più violento che mai e risponde a precise logiche di indirizzo sociale e di gestione economica della crisi. Relegare la donna alla gestione dell’ambito familiare va di pari passo con la delega alla famiglia di funzioni fino a poco tempo fa assolte dal sistema di welfare, quali la cura dei malati o l’accudimento di anziani e bambini.L’attuale legge risale al 2010, dirante l’ultimo governo Zapatero e garantiva per la prima volta nel paese la possibilità alle donne di interrompere una gravidanza senza addurre altre motivazioni che la propria volontà. “Una legge che abbiamo comunque sempre criticato – aggiunge Justa Montero – in quanto non toglie l’aborto dal Codice Penale e non garantisce la prestazione in ambito pubblico, di fatto privatizzandone l’erogazione”.“Non pensavamo che potessero giungere a tanto – commenta Justa Montero, militante storica del Movimento Femminista in Spagna – una proposta tanto crudele verso le donne denuncia il totale scollamento del Governo dalla società e dal modo in cui si è andata sviluppando”.La proposta della compagine guidata da Mariano Rajoy risponde al programma elettorale del Partido Popular, al governo dal 2011 e da sempre fermamente contrario all’aborto, in una polarizzazione che di poco si è modificata dagli anni della guerra civile ad oggi.

Le mobilitazioni in Spagna hanno risvegliato anche altri paesi, tra cui l’Italia. Si sono tenute manifestazioni in molte città italiane, inoltre presidi, assemblee, occupazioni simboliche delle sedi dell’Ordine dei Medici. Nel nostro paese l’aborto è regolamentato dalla legge 194 del 1978. Una legislazione considerata avanzata in tutto il mondo, ma sempre meno applicata. “Quasi il 90% dei medici che lavorano in 194 dichiara di essere obiettore di coscienza – racconta Tania, del collettivo ESC-Infosex di Roma – rifiutandosi di erogare prestazioni che per legge le strutture dovrebbero offrire”.

Le ragioni per cui i ginecologi assumono la posizione di obiettori non appaiono del tutto spiegabili sotto il profilo etico, come racconta la dott.ssa Giovanna Scassellati, responsabile del Reparto 194 dell’Ospedale S.Camillo di Roma: “Nel Lazio non esiste primario di ginecologia che non sia obiettore, si tratta di una scelta corporativa e lobbistica”.

Quale che sia il motivo che spinge la maggior parte dei medici all’obiezione di coscienza, il risultato nei fatti inficia il senso della 194,  negando o rendendo molto difficoltoso l’accesso all’interruzione di gravidanza sulla maggior parte del territorio nazionale. Altro nodo spinoso è costituito dalla RU 486, la cosiddetta pillola abortiva. Il suo uso in Italia è consentito dal 2009, ma le regioni hanno stabilito di erogarla solo in regime di ricovero. Il Consiglio Sanitario Toscano ha dato parere favorevole alla somministrazione del farmaco all’interno dei Consultori. La cosa ha suscitato naturalmente forti polemiche, anche se i protocolli non parlano affatto di ricovero. “L’assunzione è molto semplice, la donna deve venire in due momenti distinti per due somministrazioni – sottolinea Giovanna Scassellati – questo ridurrebbe di molto le liste d’attesa e consentirebbe a molte donne di accedere all’interruzione di gravidanza che oggi non è garantita”.

Inoltre, ancora una volta, è una questione di autodeterminazione e di possibilità per la donna di decidere a quale tipo di intervento accedere. “Il ricovero costa migliaia di euro e le strutture ospedaliere finiscono per optare per l’intervento chirurgico – racconta Tania – di fatto accedere alla RU 486 in Italia è praticamente impossibile”.

L’Alchimista – Un programma a cura di Ciro Colonna. In redazione Marzia Coronati

 

Ospiti della trasmissione:

-Justa Montero, militante del Movimento Femminista – Madrid

-Tania, Esc-Infosex – Roma

-Giovanna Scassellati, responsabile Reparto 194 pressol’Ospedale S.Camillo, Roma


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